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Verso le primarie Latina 2006
La Casa a Latina: diritti a costruirle senza regole o per i cittadini ad abitarle?
Ancora una volta il tema del diritto alla casa riempie le pagine dei giornali, sempre senza che la politica tenti di dare delle risposte. Il diritto alla casa è uno dei temi che il centrosinistra deve sempre mettere al centro del dibattito, in vista delle primarie del 3 dicembre e delle elezioni amministrative della prossima primavera.
Nel capoluogo pontino sono oramai 1.200 le famiglie che chiedono un alloggio popolare, non potendo sostenere i costi di mercato per l’affitto – tra i 500 e i 600 euro al mese – né tantomeno arrivando ad acquistare una casa. Ammesso e non concesso che, oltre a un cospicuo anticipo, si riesca a dare garanzie sufficienti alle Banche per ottenere il mutuo.
In città, il cocktail tra crescita demografica, crisi economica e pressione della domanda di abitazioni da parte degli immigrati crea una situazione socialmente instabile, rientrando certamente tra le priorità di intervento che il Comune dovrebbe considerare.
Il problema casa non è però limitato alle fasce più disagiate della popolazione, in primis gli anziani. Angoscia le giovani coppie che non possono pensare di sposarsi senza avere fonti di reddito certe che gli consentano di reggere il caro affitti in atto. Preoccupa tutto il ceto medio, medio per età e capacità contributiva, che vede una parte cospicua del proprio stipendio destinato a mutui e affitti e considera molto difficile cambiare abitazione in una fase della vita in cui, con una famiglia cresciuta e nuove esigenze, non riesce a uscire dalla casetta che quindici anni fa si era potuto permettere.
Il Comune, se volesse, potrebbe fare molto per dotarsi di una politica abitativa seria e di una valida strategia di medio respiro, ad iniziare dal rilancio effettivo del piano di edilizia residenziale pubblica, fermo oramai da ben dieci anni. In altre città si acquistano gli alloggi rimasti invenduti nella fase di dismissione del patrimonio immobiliare degli enti pubblici o si pensa a una riduzione dell’Ici sulle case popolari, al fine di alleviare le casse dell’Ater, vincolando i risparmi ottenuti alla manutenzione dell’esistente e a nuovi investimenti. Diffuse sono anche le convenzioni con i proprietari di immobili per ottenere affitti calmierati con l’integrazione delle finanze comunali.
A Latina, dopo aver sbandierato la pubblicazione del bando per reperire le aree per edilizia residenziale pubblica nulla più è successo. Ritardi, rinvii e rallentamenti della commissione fanno passare settimane e mesi senza che le proposte vengano vagliate e finalmente si proceda operativamente. Viene quasi il sospetto che si stia aspettando di essere più vicini alle elezioni, nella speranza che non si stiano chiudendo nel frattempo accordi e accorducoli sulle aree. Chissà se la fantomatica Commissione urbanistica del Comune riuscirà mai a tornare al lavoro, a dare qualche regola (speranza vana)! Chissà quale sarà il “cronoprogramma”, cioè il piatto di accordi conclusi su aree e licenze cui il futuro Presidente della Commissione dovrà sottostare in cambio della poltrona.
Ma le esigenze della città, i bisogni dei cittadini sono un’altra storia e non collimano con le questioni di palazzo. Il diritto alla casa a Latina è più il diritto a costruire case e quartieri senza regole e senza servizi che il diritto dei cittadini di potervi abitare.
Emilio Ciarlo
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